Vitigni Piwi: una rivoluzione ecosostenibile per la viticoltura

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Definizione chiara dei vitigni Piwi: quei vitigni che hanno un’elevata resistenza alle malattie fungine e consentono una significativa riduzione dell’uso di pesticidi. Le viti Piwi sono inoltre apportatrici di eco- compatibilità

Vitigni Piwi: una rivoluzione ecosostenibile per la viticoltura

Definizione chiara dei vitigni Piwi: quei vitigni che hanno un’elevata resistenza alle malattie fungine e consentono una significativa riduzione dell’uso di pesticidi. Le viti Piwi sono inoltre apportatrici di eco- compatibilità

Attualmente i vitigni Piwi sono concreta realtà, viva attualità e percorso opportuno nell’evoluzione della viticoltura. Sia qui detto subito e chiaramente: Piwi non sono Ogm. Gli incroci sono ottenuti per impollinazione, selezione dei semi e delle piante. Piwi è un’abbreviazione della parola tedesca “pilzwiderstandsfähig“, che significa letteralmente “vitigno resistente al fungo“. Dal punto di vista tecnico, si tratta pertanto di incroci naturali tra Vitis Vinifere europee e altre Vitis di origini americane e/o asiatiche portatrici dei geni della resistenza. L’efficace conseguenza è la generazione di piante in grado di difendersi da sole dalle principali malattie della vite, a partire dalla tristemente nota ed attuale peronospora che nella vendemmia scorsa ha colpito particolarmente l’Abruzzo.

I vitigni Piwi

Che cosa sono i vitigni Piwi?

Definizione chiara dei vitigni Piwi: quei vitigni che hanno un’elevata resistenza alle malattie fungine e consentono una significativa riduzione dell’uso di pesticidi. La funzionalità utile nel sociale e nel wine business è l’armonico interagire del trinomio “enoturismo – vino buono – territorio”. Le viti Piwi sono apportatrici di eco-compatibilità, necessitano di un minor numero di trattamenti, tutelano maggiormente la salute del bevitore, migliorano la qualità della vita di chi lavora in vigna e di chi abita intorno al vigneto, riducono le emissioni di CO2. Ergo, abilitano il funzionamento pieno del trinomio enoturismo – vino buono – territorio.

Se a ciò aggiungiamo il fenomeno del cambiamento climatico, agevolmente comprendiamo che diventa fondamentale per gli operatori della vitivinicoltura investire in vitigni resistenti che, non richiedendo particolare uso di pesticidi, proteggono l’ambiente. Un’opportunità che diviene necessità per i vitivinicoltori che hanno scelto oppure si accingono a scegliere il biologico. Insomma, i valori emergenti di transizione ecologica, di salubrità e di salvaguardia dell’ambiente hanno loro agevolato radicamento proprio nelle viti Piwi.

Quanti e dove sono i vitigni Piwi in Italia?

La fotografia dell’istante vede iscritte nel Registro nazionale delle Varietà di Vite circa 600 varietà di Vitis vinifera; le Varietà resistenti attualmente presenti nell’apposito Registro nazionale sono invece 36. Una scelta che si pone nell’ottica di affrontare i cambiamenti climatici attualmente in corso e che porteranno presumibilmente alla necessità di individuare nuove varietà che meglio si adattino alle mutate condizioni. Nel nostro Paese l’impiego delle varietà resistenti nei vigneti non è stato autorizzato a livello nazionale, bensì il ministero ha a ciò delegato le regioni. Alcune di esse, a partire dal Veneto, si sono adoperate per mettere a dimora questi vigneti.

In termini numerici il Veneto è la regione leader, seguita dal Friuli-Venezia Giulia, e poi dal Trentino e dall’Alto Adige (praticamente tutto il Triveneto). Cominciano ad essere significative anche singole realtà in Lombardia e in Piemonte. In totale, sono già più di 250 i vitivinicoltori Piwi nel nostro Paese. Da poco più di due mesi esiste, presieduta da Marco Stefanini, l’associazione Piwi Italia che si pone tra gli obiettivi prioritari l’aumento del numero di varietà di vitigni resistenti disponibili. Il fenomeno è in fase critica quanto interessante. Siamo al punto di flesso.

La nascita dell’associazione Piwi

Può ritagliarsi sua nicchia e sentirsi denominato (giammai beffeggiato, sia chiaro)… quelli del Piwi, oppure può divenire fenomeno trasversale che mai e poi, sarebbe sennò palese quanto risibile la velleità, tende a sostituirsi e soppiantare (!) la viticoltura convenzionale, bensì lodevolmente ad essa sommessamente si affianca e poi, chissà. Fatto è, a concludere, che quel trinomio già citato “enoturismo – vino buono – territoriopuò avere suo habitat d’elezione nella viticoltura Piwi.

Fonte Il Sole 24 Ore

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